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UCINA e Nautica Italiana: servono risposte di buonsenso

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Carla Demaria e Lamberto Tacoli
Carla Demaria e Lamberto Tacoli

Questa volta un risveglio del mercato c’è veramente, i saloni nautici dove PressMare è stata presente, cioè Cannes, Monaco, Genova, Fort Lauderdale e Amsterdam (dove si è da poco concluso il METS) hanno dato indicazioni in tal senso, e sia il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti sia quello dello Sviluppo economico, cercano di dare una mano nei limiti delle normative nazionali e comunitarie vigenti. Le condizioni dei mercati di settore sono estremamente concorrenziali, fortunatamente l’etichetta del made in Italy esercita ancora un notevole fascino, specialmente ora che la valutazione dell’euro è scesa tanto da sfiorare la parità con il dollaro. Il momento favorevole non deve essere però destabilizzato da divisioni all’interno del comparto nautico italiano. E’ un appello rivolto agli operatori anche dallo stesso Ministro Graziano Delrio dopo la visita fatta al Salone Nautico di Genova, lo scorso ottobre, e da lui ribadito giusto un paio di giorni fa, in occasione di un convegno organizzato da Confindustria nel capoluogo ligure: per la nautica occorre unità! È lo stesso invito che fin dal suo nascere PressMare ha rivolto al settore, esortando a suo tempo UCINA a farsi promotrice di una più vasta rappresentanza delle aziende nautiche, anche semplicemente artigianali o comunque esistenti lungo le coste marinare e lacuali d’Italia, magari attraverso una Federazione o un Consorzio in grado di riunire veramente tutti. Il past-president Anton Albertoni aveva intuito, già prima della crisi, la necessità di allargare la base associativa di UCINA per accrescerne la rappresentanza. Carla Demaria, stimolata dalle fratture manifestatesi ancor prima della sua elezione a Presidente di Confindustria Nautica, appena investita ha immediatamente varato un nuovo statuto, capace di recepire buona parte delle richieste della aziende associate, anche di quelle che avevano preannunciato la volontà di costituire un nuovo organismo associativo. In risposta la spaccatura c’è stata lo stesso ed è stata costituita Nautica Italiana, con il tentativo di esprimere, anche giustamente, esigenze produttive, promozionali e di sistema diverse, indicate ormai da anni, ma inascoltate da una maggioranza di associati con altri interessi.  A essa ha dato voce il Presidente Lamberto Tacoli, in rappresentanza del Gruppo Ferretti, ma la compagine è ricca di personaggi e aziende di calibro come Gavio con Baglietto, Vitelli col Gruppo Azimut-Benetti e altri importanti costruttori. Così si è giunti ad avere due organismi, entrambi con le proprie ragioni ed esigenze operative, che cercano di prevalere l’uno sull’altro, ottenendo come risultato dapprima l’altolà di Carlo Calenda, viceministro dello Sviluppo Economico, il quale ha detto che al perdurare della situazione conflittuale non erogherà finanziamenti fisiologici al settore produttivo della nautica, e poi la citata esortazione a fare sistema da parte di Delrio.

E’ evidente che a questo punto debba essere ritrovata l’unità, pur nel rispetto delle scelte operate da ciascuno. Per questo PressMare rinnova la propria proposta di portare i vertici delle due espressioni associative attorno a un tavolo comune per iniziare una fase di dialogo che porti a trovare un accordo operativo. Un’azione comune in grado di tranquillizzare i vertici ministeriali, dai quali deve giungere l’auspicato e necessario supporto, e le tante aziende che si trovano ai margini di una battaglia combattuta troppo spesso sul piano personale. Al METS di Amsterdam, dal quale siamo reduci, sono stati esposti oltre 300 marchi italiani e moltissimi degli imprenditori o manager presenti, più che parteggiare per l’una o l’altra associazione, ci sono sembrati quasi smarriti, amareggiati ma soprattutto preoccupati dal fatto che la divisione, il clima teso, un po’ da Guelfi contro Ghibellini, che tutti percepiscono, oltre a far perdere efficacia nei rapporti con politica e istituzioni, crea anche un danno d’immagine verso gli operatori e la clientela estera, del quale potranno approfittare i nostri concorrenti stranieri. “Aziende italiane inaffidabili” ma anche “Gli italiani devono tornare a essere credibili!” La stampa specializzata estera, vista la nostra profonda spaccatura, ha preso immediatamente la palla al balzo e così ha prontamente sentenziato, lasciando passare il messaggio stereotipato sul solito pressappochismo e sull’incapacità ad andare d’accordo che troppo spesso ci marchia. E nemmeno si può biasimarla, perché con la concorrenza che c’è, ognuno tira l’acqua al proprio mulino, alla propria industria di riferimento. Anche questo è fare sistema. Qualcuno ci ha ricordato che anche in Germania esistono due associazioni nautiche espressione di gruppi di aziende molto diverse fra loro, con necessità differenti e obiettivi differenti, e nessuno si lamenta. Verissimo, ma collaborano, nei momenti che contano dialogano ogni giorno su obiettivi strategici per l’intero settore, e pur nelle loro diversità sono assolutamente unite.

Ancora una volta, quindi, rivolgiamo un appello a deporre l’ascia di una guerra che in pochi vogliono, e a far prevalere il buon senso in nome del bene comune. Per questo, ancora una volta, mettiamo a disposizione noi e la nostra PressMare per avviare un dialogo fra le parti, evitando dichiarazioni roboanti o attacchi ad personam, ma puntando su aspetti programmatici sui quali convergere. Quello che ci siamo sentiti di fare da subito per esporre le posizioni dei due organismi è stato proporre una serie di domande, le stesse, ai presidenti di UCINA e di Nautica Italiana, che abbiamo inviato ieri sera alle rispettive Associazioni. Domande formulate non per dare assist o per innescare la miccia di un’ennesima battaglia mediatica, ma per offrire la possibilità di presentare a tutti gli interessati, i programmi delle due associazioni per il 2016, in modo chiaro e inequivocabile. Al momento le distanze sono grandi, tuttavia possono essere individuati punti di contatto suggeriti dal buonsenso. Su questi si deve lavorare per adottare una rotta comune che sfrutti i segnali di ripresa per riportare il comparto a crescere, a dare il suo forte contributo al PIL, all’occupazione, alla ricchezza di tutti noi, come accadeva prima della crisi.

Un'intervista doppia, rispettivamente a Carla Demaria e Lamberto Tacoli, della quale vi daremo conto nei prossimi giorni, non appena avremo le risposte.

 

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