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Nautica: Genova emblema dell'autolesionismo nazionale

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Il progetto della Torre Piloti del porto di Genova
Il progetto della Torre Piloti del porto di Genova

Un comunicato di Trenitalia ieri informava che fino al 12 dicembre p.v. viaggiare da e per Genova costa la metà. L’intento è evidentemente promozionale, ma evidenzia anche una situazione di progressivo allontanamento della città dalle attività imprenditoriali, commerciali e turistiche, che dovrebbe far molto pensare le autorità cittadine sulla necessità di rendere non solo Genova, ma la Liguria tutta, più attraente e non solo per gli italiani.

I voli di collegamento con il resto d’Italia e l’Europa sono stati via via cancellati, perché non più remunerativi, quelli in treno, compresi i locali, sono di una lentezza esasperante. Ad esempio ancora ci vuole quasi mezza giornata di viaggio da e per Roma…

E’ ora che la Regione si svegli, almeno per dare un senso alla sua esistenza. Da base del triangolo industriale italiano, a Genova è rimasto solo il mugugno della Superba non più tale e, dunque, nemmeno troppo comprensibile, giustificabile. E sta perdendo, tra l’altro, anche il volano delle attività nautiche, un impiego del tempo libero che dà benessere e fa vivere tutte le coste del Mediterraneo, tranne le nostre. Un male che accomuna Genova con l’Italia marinara e che rende tutti noi affatto gaudenti. Ora che finalmente la politica è riuscita a far piangere anche i diportisti, qualcuno pensa di estromettere il Salone Nautico da Genova destinando ad altro una parte delle sue darsene. Da quel che si mormora in città, il destino sembra segnato e la realizzazione della torre piloti firmata da Renzo Piano, prevista proprio all'interno della darsena grande dove abitualmente si svolge il Salone, sembra un ulteriore indicazione in questo senso. Un forte segnale di coerenza che segue quel filo logico perverso che da sempre, anziché valorizzare l’unica manifestazione di spessore internazionale di cui la città potesse andar fiera e, soprattutto, dalla quale trarre beneficio in termini economici, di palanche, ne ha usato la fama a soli scopi propagandistici, di giochi di potere locali che non hanno fatto bene né alla città né a operatori e utenti della nautica. Fino a pochi anni fa la nautica era una ricchezza della Regione, tanto che più che altrove, un euro in essa investito ne produceva quasi 5 e forse più, considerata la predisposizione della Liguria verso il mare. E invece la città è stata anche colpita dalla perdita dei terminali di alcune linee di navigazione, crocieristiche e non, che hanno scelto i vicinissimi porti di Savona e La Spezia oppure lidi più lontani come Civitavecchia, per l’attracco delle loro unità. Una fine incredibile per una città che ha dominato i mari! La solita volontà medioevale di gestire il proprio orticello, dimenticando la funzione di richiamo e il volano economico della portualità, fanno parte di un modo di fare politica, di guardare al futuro della città e dei suoi cittadini a dir poco aberrante, purtroppo non esclusivo di Genova e della Liguria. I comuni, tutti quelli che in tale difesa del territorio hanno furbescamente formalizzato l’incertezza normativa, hanno così mandato all’aria molti conti economici e scoraggiato altri potenziali investitori nazionali ed esteri a metterci i soldi. In tale realtà politica e amministrativa, chi poteva ha preferito migrare verso altri lidi, gli imprenditori e la gente legata al mare per passione. Se si pensa alla posizione europea della Regione, la bestialità delle scelte fatte risulta in tutta la sua evidenza. Il Presidente Giovanni Toti, da buon viareggino, è sicuramente uno dei pochi a comprendere quale ricchezza il diporto e la produzione nautica possano rappresentare per le coste da lui amministrate. Ma egregio Presidente, è giunto il momento di valorizzare tale potenzialità con un progetto di rilancio che non può non comprendere l’azione promozionale del mitico Salone Nautico, l’unico, l’inimitabile, quello che la politica cittadina non merita ed evidentemente è orientata a non volere più, ma che per amore della gente, dei genovesi, andrebbe valorizzato e non depresso.

L.P.

 

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