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Barche sequestrate ad Albenga

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Barche sequestrate ad Albenga
Barche sequestrate ad Albenga

Genova (GE) 5 novembre 2015. In esecuzione di uno specifico provvedimento emesso dal GIP del Tribunale di Savona, Dr. Meloni, oggi la Guardia Costiera di Loano-Alassio ha sottoposto a sequestro preventivo un’area molto vasta della Darsena di Albenga, (poco meno di 5000 mq), ossia più o meno la metà verso mare, nonché un immobile di circa 100 mq ivi presente e tutte le barche ospitate sulla medesima area. [...leggi di più...]

 

Nello scarno annuncio del comunicato emesso ieri dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto, il resoconto di un evento che si ripete spesso sulle coste italiane: a ricasco di un comportamento scorretto di un concessionario o di un cosiddetto pratico locale che si presta per servizi, il diportista si vede mettere la barca sotto sequestro. E’ un atto previsto dalla normativa per salvaguardare l’interesse pubblico, ma è sicuramente un provvedimento che danneggia in maniera iniqua il proprietario o armatore dell’unità. E’ vero che la legge non ammette ignoranza, cioè che prima di affidare a qualcuno la propria barca ci si dovrebbe informare sulla regolarità normativa e fiscale del servizio offerto e accettato e infatti qualcuno prima andava dai Carabinieri a informarsi. Oggi con la privacy è praticamente impossibile, ma la presenza dell’operatore per lunghi anni sul mercato fa presumere che tutto sia in regola, come nel caso di Albenga. Poi improvvisamente il sequestro. Che colpa ne ha il diportista?

Si difende l’interesse pubblico, siamo d’accordo, ma quanto meno il procedimento giudiziario verso i terzi casualmente coinvolti dovrebbe svilupparsi rapidamente. Che ne sarà ora delle barche abbandonate all’aria aperta sulla spiaggia? Se il sequestro fosse avvenuto a maggio-giugno i proprietari avrebbero addirittura perso un anno d’uso delle unità, come è già accaduto a Napoli e altre località. Non è giusto, come non è giusto che tre pescatori ottengano in concessione metà della darsena di Albenga, quella verso mare, per uso professionale a poco più di 300 euro l’anno e ci creino invece un rimessaggio per il diporto nautico con ricavi a prezzo di mercato che è facile calcolare.  

E’ vero che dando pubblicità alle indagini, le barche in rimessaggio sarebbero scappate mentre il sequestro è stato ideato dal legislatore proprio per bloccarle, ma quando smetteremo di considerare suddito il cittadino? Chiediamo di chiarire la nostra denuncia alla Treccani. Suddito è il soggetto che dipende dalla sovranità dello stato senza esserne membro. Si diceva un tempo che il re comanda e i sudditi devono obbedire. Tradotto in volgare significa che il suddito subisce le leggi, il cittadino ne è partecipe, cosa che non avviene da quando la crescita demografica lo ha costretto a delegare la sua rappresentanza a terzi che ne fanno un mestiere.

 

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