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Carla Demaria agli associati Ucina: le sue considerazioni su Nautica Italiana

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Carla Demaria, foto Studio Borlenghi
Carla Demaria, foto Studio Borlenghi

Il nostro pensiero riguardo alla situazione che si è venuta a creare nel settore della nautica produttiva, quella di tutte le aziende che partecipano al business delle barche, è stato a più riprese espresso dalla pagine di pressmare.it. Ci sembra assolutamente contraria a ogni logica la spaccatura del comparto in due distinte associazioni perché crediamo che la divisione possa far perdere credibilità ed incisività al settore, innanzi tutto nel dialogo con la politica e le istituzioni, proprio in un momento così cruciale come quello che stiamo vivendo. Con la crisi che ha investito il settore dal 2008 in poi, la nautica ha perso fatturato, aziende, occupazione come se uno tsunami si fosse abbattuto sul settore sia per la congiuntura negativa sia per alcune scelte di chi ci ha governato, che probabilmente hanno fatto il danno maggiore. Da qualche mese arrivano moderati segnali di ripresa del mercato interno, che dopo un periodo così lungo di caos e devastazione, rappresentano un patrimonio sul quale provare a costruire una nuova era di crescita, e con essa arrivano anche segnali di apertura a un nuovo corso di rapporti con le Istituzioni e con il Governo, come tutti auspichiamo da tempo. Saranno le solite promesse poi non mantenute? Lo potrà dire solo il tempo, ma non provare a cogliere queste occasioni sarebbe comunque un delitto. Un primo effetto tangibile della spaccatura fra UCINA e i suoi associati transfughi, confluiti in Nautica Italiana, lo abbiamo avuto al Salone Nautico recentemente concluso. È di dominio pubblico che in quella occasione il Vice Ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, davanti ai rappresentanti delle due associazioni, ha chiaramente affermato che stando così la situazione, con il settore spaccato, il Governo non gli garantirà alcun tipo di sostegno. Per parlar chiaro, nemmeno un euro di quelli destinati ogni anno alle attività produttive italiane, verranno dati al settore nautico. Ai nostri occhi la cosa sembra una follia, perché la diatriba, dopo la credibilità, al settore toglie anche risorse che potrebbero essere vitali alla sua ripresa.

Fatte salve queste considerazioni, abbiamo ricevuto stamani la lettera che Carla Demaria, presidente UCINA, ha diffuso ieri ai suoi associati, e il cui argomento verte sulla presentazione del "Manifesto" di Nautica Italiana, avvenuto ieri l'altro a Milano, e in genere sull'attività della nuova associazione. Il documento ci è stato inoltrato da un associato UCINA, che per ovvi motivi preferisce restare fonte anonima, che non condivide il suo presidente per quel che riguarda il modo col quale Confindustria Nautica si sta mediaticamente confrontando rispetto alle dichiarazioni rilasciate in questi giorni dagli organi direttivi di Nautica Italiana, che in termini di comunicazione si sta dimostrando invece molto attiva. "Dopo aver letto le dichiarazioni scaturite dalla conferenza stampa di martedì, non è possibile restare zitti, è giusto che tutti gli addetti ai lavori possano ascoltare anche la nostra campana - ci ha detto l'associato. Pertanto, la pubblicazione di tale documento è per noi un dovere di cronaca, senza voler prendere le parti di nessuno dei due "contendenti". Anzi, approfittiamo ancora una volta dell'occasione per auspicare che tutti facciano ricorso al buon senso per trovare attraverso il dialogo forme di collaborazione su obiettivi comuni che possano realmente dare una luce di speranza al settore, a tutti coloro che lavorano in questo ambito, a tutti quelli che hanno investito nella nautica.

Di seguito il testo integrale della lettera

 

 

Caro Collega,

ci siamo appena lasciati con i dati di mercato che finalmente mostrano segnali di ripresa – e il Salone di Genova ce ne ha dato concrete conferme e anziché dell’intenso programma di attività che ci vede impegnati nei prossimi mesi, ci troviamo nuovamente a commentare la seconda iniziativa mediatica messa in campo da Lamberto Tacoli e Giovanna Vitelli per disorientare il comparto, alimentata da protagonismi personali e che sta avendo l’unico effetto di danneggiare in modo consapevole il settore.

Lo stesso Vice Ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha convocato Giovanna Vitelli e Lamberto Tacoli al Salone di Genova e ci ha detto chiaramente che di fronte alla spaccatura, il Governo non avrebbe più sostenuto il settore. Per essere più chiari, né gli uni né gli altri.

Incuranti delle conseguenze, i Gruppi Azimut e Ferretti hanno inteso proseguire nel loro percorso di accreditamento, il cui colpo a effetto giocato ieri è stata la presenza “a titolo personale” del Presidente di Confindustria, Squinzi. L’unica vera notizia, costruita per forzare un percorso di riconoscimento confindustriale che non è neanche stato avviato.

Confindustria è la casa di tutti. Qualcuno può anche ritenerla piccola e uscirne, come è successo con Fiat, ma sbattere la porta per pretendere di rientrare con un gruppo ben più ristretto (l’uso moltiplicatore dei brand in luogo delle aziende è rivelatore in questo senso), al solo fine di averne il controllo è inaccettabile. Basta esaminare i due statuti, di UCINA Confindustria Nautica e di Nautica Italiana, per verificare come il peso dei grandi costruttori passi rispettivamente da 10 a 32 volte rispetto a quello dei piccoli soci.

Di una sola cosa sono contenta, abbiamo finalmente visto un programma e avremo così un metro di misura per quelle che da sei mesi sono state solo promesse elettorali. Il manifesto presentato ieri è l’ennesimo libro dei sogni, ma la realtà è amaramente distante.

Giovanna Vitelli – che ha tenuto a battesimo l’iniziativa – meglio di altri dovrebbe sapere la differenza fra il dire e il fare, posto che il padre Paolo Vitelli è stato negli ultimi due anni e mezzo un Deputato della Repubblica (si è dimesso con decorrenza 17 settembre 2015), lasso di tempo in cui ha presentato cinque disegni di legge, nessuno dei quali ha iniziato il suo iter.

Quel che è più grave è che Paolo Vitelli è quasi riuscito a far ritardare di un anno l’approvazione della Legge delega di riforma del Codice della nautica – ottenuta per l’apertura del Salone – e di cui abbiamo assoluta necessità. Prima di lasciare ha infatti depositato alcuni emendamenti che, se accolti, avrebbero impedito l’approvazione della Legge, rinviando a una nuova lettura del Senato. Un fatto sul quale abbiamo taciuto in un estremo tentativo di apertura e colloquio, mortificato ancora una volta da falsità e trovate mediatiche.

Nello stesso arco di tempo, oltre all’approvazione definitiva della legge delega, il lavoro istituzionale di UCINA ha ottenuto il “Bollino Blu” – meno 50% del totale dei controlli in mare nel 2015 – l’IVA al 10% nei Marina resort, per la stabilizzazione della quale abbiamo da poche settimane organizzato un incontro alla Camera dei Deputati con il Capogruppo del PD.

Poi ci sono: l’Accordo con il Ministero Sviluppo Economico - UCINA che finanzia la partecipazione ai saloni esteri; l’estensione dei finanziamenti agevolati anche agli stampi in vetroresina (Nuova Sabatini); il nuovo decreto legislativo sui titoli professionali; la cancellazione di due proposte di legge per l’immatricolazione dei natanti e il patentino.

Mi soffermo sui finanziamenti all’export per le spese sostenute dalle aziende, posto che questo dovrebbe essere un elemento qualificante dell’iniziativa di Nautica Italiana. Grazie a UCINA sono una realtà operativa, per la collettiva del Mets di Amsterdam e per i Saloni 2016, a cominciare da Miami per la grande nautica, Stoccolma per la piccola, e gli altri a seguire, Düsseldorf, Dubai, Fort Lauderdale. Ci siamo battuti affinché questi contributi fossero parametrati ai costi sostenuti e non ai fatturati, come peraltro ripetutamente Giovanna Vitelli ci chiedeva formalmente finché è stata seduta nel Consiglio UCINA.

Basterebbe dire questo. Tuttavia le proposte del manifesto per la nautica di Nautica Italiana annunciate ieri alla stampa meritano forse di essere esaminate una per una.

 

1. “Un Bollino Oro che anticipi i controlli a terra invece che in mare”.

E’ già operativo da tre anni – si chiama “Bollino Blu” e dal 2015 include proprio le visite preventive a terra. Si deve all’azione coordinata di UCINA con Ministero Infrastrutture e Trasporti, Ministero degli Interni, Comando generale delle Capitanerie di porto e Comando generale della Guardia di Finanza.

2. “La moratoria dei controlli a bordo fino all’adozione del Registro Telematico”.

E’ semplicemente contraria a tutte le leggi di P.S. del Paese.

3. “Creazione di strutture ricettive per i natanti, a gestione senza scopo di lucro”.

UCINA ha fatto inserire nella Legge Delega di riforma del Codice della nautica, iniziative per la piccola nautica, senza tuttavia beneficiare ulteriormente le Associazioni senza scopo di lucro, che già ora rappresentano una concorrenza non paritaria per gli imprenditori che hanno investito nella realizzazione di infrastrutture e pagano le imposte.

4. “Istituzione di un Registro Italiano concorrenziale per grandi yacht commerciali”.

Quello attuale lo si deve a una modifica legislativa voluta dall’allora presidente di UCINA Paolo Vitelli. Non ha mai funzionato perché eccessivamente complicato. Per questo UCINA nel 2012 ha ottenuto una prima modifica legislativa e adesso ne ha fatto uno dei punti di intervento delineati dalla citata Legge di riforma.

5. “Normativa per i titoli professionali in linea con quella degli altri Paesi europei”.

UCINA ha appena ottenuto, in collaborazione con Italian Yacht Master (associazione dei comandanti italiani di navi da diporto) un decreto legislativo di riforma dei titoli. In sede parlamentare è stata ottenuta proprio l’introduzione del principio dell’adeguamento alle normative internazionali.

6. “Uniforme applicazione dell’IVA al 6,6% per il noleggio delle navi da diporto”.

Qualsiasi operatore che si sia minimamente occupato della materia sa che l’iva è al 22%, quello che cambia è l’imponibile. Posta così, infatti, la questione comporterebbe l’immediata procedura d’infrazione della UE e la cancellazione dei benefici esistenti. Benefici, peraltro, ancora vigenti grazie all’intervento di UCINA, in sede europea e successivamente nazionale, per la definizione della normativa di “alto mare” e la conseguente chiusura di un precedente procedimento europeo.

7. “Mantenimento dei patti contrattuali dello Stato per le concessioni dei marina”.

UCINA è concretamente impegnata con un ricorso in Corte Costituzionale al fianco degli operatori del settore e di Assomarinas.

8. “Emanazione dei principali Decreti attuativi del Codice della Nautica entro 12 mesi”.

Premesso che – come detto - se fosse stato per l’allora on. Vitelli oggi non ci sarebbe stata neanche la possibilità di intervenire, il termine di 24 mesi è quello oltre il quale la delega scade. UCINA ha chiesto un termine ampio per evitare che una crisi politica (possibile al momento della prima approvazione in Senato) potesse causare la scadenza dei termini.

9. “Una definitiva semplificazione della burocrazia e delle norme: Nautica Italiana, lavorando a fianco delle Istituzioni, potrebbe garantire un risultato concreto e importante per il settore nautico e quindi per l’occupazione, a fronte di un minimo impatto economico per lo Stato”.

Alcune delle soluzioni invocate sono frutto di un avanzato stato di finalizzazione, come la tematica delle garanzie fideiussorie sull’IVA dei lavori (oggetto di un fondamentale tavolo di lavoro con Entrate e Dogane durante il Salone Nautico), l’applicazione uniforme della normativa sulla tassazione IVA gasolio. Altre sono già state affrontate da anni, come l’uniformazione dei regolamenti delle AMP (nei limiti della legislazione), alcuni dei quali già prevedono l’ingresso delle navi da diporto. Ancora questa estate UCINA ha ottenuto una circolare che ha stabilito la non applicazione del decreto Clini-Passera alle ND che accedono nelle aree marine protette.

UCINA è impegnata quotidianamente con tutti i ministeri di riferimento e le Agenzie governative, a cominciare da Entrate e Dogane, con una struttura dedicata alle relazioni istituzionali, un ufficio studi e la collaborazione con primari istituti che svolgono analisi sul settore: Luiss, Fondazione Edison-Università Cattolica, Censis, Fondazione Symbola, Osservatorio Nautico Nazionale e Università di Genova.

Ma lo è nell’interesse dell’intera filiera e continuerà a farlo in Confindustria, almeno finché manterrà il suo impegno di perseguire i propri scopi istituzionali con criteri di condivisione e trasparenza nei rapporti con le Associazioni iscritte e di rispetto nei confronti di tutte le Imprese.

 

 

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