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Dal nostro inviato a Viareggio alcune considerazioni sulla nautica italiana

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bandiera UCINA
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Viareggio, 14 luglio 2015.

Siamo al termine di una giornata trascorsa tra i cantieri viareggini, alcuni dei quali ci hanno ospitati per scambiaci opinioni sullo stato di salute del mercato nautico e delle prospettive.

Innanzi tutto va detto che di persone impegnate al lavoro dentro i cantieri, sulle barche ormeggiate, su quelle posizionate nelle banchine dedicate agli allestimenti o ai refit, ne abbiamo viste tante. Ma soprattutto, abbiamo visto tante barche pronte per essere consegnate, siano appena costruite siano appena "refittate" come si dice in gergo, ossia, appena sottoposte a lavori di manutenzione straordinaria se non addirittura di modifiche importanti.

Senza citare nessuno, perchè la nostra è stata più un'imboscata che una visita organizzata, quello che emerge dalle parole di tutti è che grazie al mercato statunitense che ha ripreso a girare, la nostra industria sta raccogliendo importanti soddisfazioni e dunque, nuovi ordini. Ci sono poi mercati lontani dai quali proviene qualche ordine ma che ancora stentano a prendere quel via che in molti auspicavano fino a qualche tempo addietro, indubbiamente, l'instabilità politica internazionale di alcune aree compromette la concretizzazione di alcuni programmi che sembravano realizzabili fino a pochi anni fa.

Non vogliamo con questo nostro editoriale evidenziare nuovamente quali siano le ragioni del successo della nostra industria nautica nel mondo, vogliamo invece sottolineare che un'industria come questa, con un indotto difficilmente riscontrabile in altri comparti industriali, meriterebbe più attenzione soprattutto da chi ancora oggi ignora l'importanza strategica che la nautica ha in Italia. Importanza che risiede nel suo enorme potenziale occupazionale, che seppur molto frammentato, come del resto l'industria nautica che è da sempre fatta di tante piccole imprese e qualche media impresa o Gruppo, nel suo insieme rappresenta una parte cospicua del PIL e non solo. In Italia si è affievolito molto l'interesse per il diporto nautico, nonostante la sua orografia l'Italia è stata capace di far passare la voglia a tanti, che rappresentavano una risorsa prima ancora che un potenziale bersaglio per il fisco per esempio. Una risorsa perchè mantenere una barca significa dare lavoro al suo equipaggio, a chi fa le manutenzioni, a chi la custodisce nei porti e così via. Allora, forse, la nautica andrebbe incentivata richiamando anche quella che culturalmente è una tradizione forte, che però rischia di perdersi, perchè non si coltiva, perchè ci si ostina a non pensare all'Italia come un paese marino e marittimo. Del resto la ragione per la quale deteniamo il primato produttivo a livello mondiale di imbarcazioni da diporto non è perchè sappiamo farle belle, altrimenti il primato sarebbe dei soli architetti italiani che possono disegnare per i cantieri di tutto il mondo come di fatto già fanno, la ragione vera è che abbiamo una tradizione del mare che ci permette di realizzare navi e barche con caratteristiche uniche, che derivano da  un'esperienza tramandata talvolta per generazioni. In Italia, e proprio qui a Viareggio da dove stiamo scrivendo questa riflessione, ci sono i cantieri navali più antichi del mondo, che sin dalle origini mantengono lo stesso nome perchè oggi c'è la terza, in alcuni la quarta generazione.

I prossimi saloni di Cannes e di Montecarlo saranno le prime occasioni per mostrare al pubblico le novità di questo anno, naturalmente ci riferiamo sempre ai cantieri italiani, ma a seguire, a fine settembre, sarà la volta del salone di Genova, che dopo essere stato al centro di polemiche, conflitti, accuse e scuse (cit.) cerca in questo 2015 di ritrovare la sua giusta collocazione nel suo paese, quello stesso paese che è il più grande produttore di barche al mondo. Ovviamente tra i cantieri, anche impegnati in produzioni importanti, c'è già chi ha scelto di sfruttare Genova per la presentazione della o delle sue novità, ma c'è anche chi, la maggior parte a dire il vero, per ragioni commerciali non rinuncia al salone francese prima e a quello monegasco poi. Va detto che soprattutto per quanto riguarda il salone di Monaco il confronto non è fattibile, in quanto la sua specificità di salone dedicato alle grandi barche non permette certo un confronto con Genova, che da sempre ha basato il suo format sulla varietà di proposte che spaziano dal piccolo accessorio fino alle gandi barche, dunque, un format completamente diverso in un contesto di pubblico differente. Genova dunque, si annuncia già portatore di alcune novità dai cantieri italiani ma soprattutto, da quanto ci dicono, portatore di segnali di ripresa anche sul nostro mercato, che seppur ancora timido fa registrare un interesse per le barche che sembrava quasi sopito totalmente.

L'Italia ha un potenziale enorme nell'industria nautica e navale dello yachting come del commerciale, potenziale che è stato espresso in passato e che potrebbe ricominciare a esprimersi, non dobbiamo dipendere esclusivamente dai mercati esteri, non per la nautica che è un'attività insita nella nostra cultura.