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Voglio una vita semplificata

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Axius Docking
Axius Docking

Per chi non ha molta pratica con le barche o addirittura per chi non ne ha affatto, tanto da chiamare corda una cima, una delle sfide più difficili cui si possa essere sottoposti è quella cimentarsi col timone, per loro ovviamente solo un volante. Finché si naviga e si deve “curvare” a destra o a sinistra poco male, ma quando si deve “parcheggiare” la barca in mezzo a tante altre, in un posto tanto stretto da sembrare impossibile che lo scafo vi entri, arrivano i sudori freddi. Inizi la manovra e fra marcia avanti e marcia indietro, timone da una parte e dall’altra, l’elica di prua (per chi ce l’ha) che frulla come un mixer da cucina, le urla di chi deve prendere la trappa a poppa o il corpo morto a prua, parte un cinema che può durare interminabili minuti di delirio, talvolta riportando danni e ferite quantomeno morali che fanno passare la voglia. E che nessuno sorrida perché almeno una volta nella vita (una sola???) è capitato a tutti di arrivare alla banchina con immane difficoltà, magari alla fine spostando la barca a braccia.

 

La manovra in porto, un problema superato.

I retaggi della guida automobilistica, dovendo manovrare con la barca, purtroppo non contribuiscono a facilitare le cose, anzi. Troppe le forze in gioco, troppe le variabili da comprendere e quando per la prima volta ti spiegano cos’è l’angolo di barra, l’abbrivio, l’elica destrorsa o sinistrorsa, l’effetto del vento e della corrente, o addirittura le qualità evolutive dello scafo che stai portando, c’è la quasi matematica certezza che la manovra non riesca.

Poi è arrivato il tempo in cui l’elettronica, dopo essere stata imbarcata a bordo sotto forma di strumentazione varia per la navigazione, per le comunicazioni, l’intrattenimento, la gestione dei motori ecc. ha preso il controllo dei sistemi di governo, venendo incontro anche a chi in barca si muove fondamentalmente come un alpino, supervisionando e gestendo la meccanica, tutte le forze che possono entrare in ballo nel manovrare, riuscendo a renderle docili e a disposizione del pilota attraverso l’interfaccia uomo macchine fra i più user friendly che ci siano. Il joystick, appunto, una periferica che negli ultimi decenni è entrata nelle case e nella quotidianità di molti sotto forma di controller per videogiochi, ma che proprio per la facilità e l’intuitività d’utilizzo e grazie all’evoluzione tecnologica che ha subito nel corso del tempo – oggi hanno all’interno processori che riescono a determinare in maniera assolutamente precisa oltre che la direzione anche l’intensità degli spostamenti - è ben presto dilagato verso altri tipi d’impiego.

Nella nautica da diporto i primi sistemi “smart command” dove l’elettronica è stata sfruttata per facilitare la manovra, li abbiamo visti installati da Volvo Penta sugli IPS cioè sulle propulsioni azimutali – che ruotano sull’asse verticale - con doppie eliche traenti (Duoprop) lanciate dal costruttore svedese nel 2005 e che sono disponibili su tutta la gamma IPS. E’ stata probabilmente la maggiore innovazione vista nella nautica del nuovo millennio, un concetto completamente nuovo per il diporto dal punto di vista meccanico, di installazione, di efficienza e quindi in termini di performance e consumi, ma anche per la governabilità dovuta proprio alla presenza del sistema joystick. Un sistema di governo facilitato oggi non più solo dedicato alle fasi di approdo ma anche alla conduzione della barca in mare aperto, vedendo la piena integrazione fra le funzioni dell’autopilota, che serve a mantenere la rotta, e quelle del joystick sul quale si interviene per accostare e dunque modificarla. Una volta rilasciato in posizione neutra la barra torna al centro e la barca riprende la rotta rettilinea.

Appena un anno dopo ci fu la risposta dei principali competitor presenti sul mercato, gli americani di Cummins Mercruiser Diesel, del colosso Brunswich, che portarono al debutto gli Zeus, altre propulsioni pod sempre con doppia elica, ma stavolta tradizionale, spingente, e sempre con la possibilità di essere equipaggiati con un sistema di governo assistito con joystick. All’atto pratico poche le differenze fra i due sistemi per chi è al timone. Non più solo marcia avanti marcia indietro, accosto a dritta o a sinistra, di poppa o di prua, ma i nuovi sistemi hanno addirittura reso possibile la traslazione delle unità lungo il loro asse longitudinale, come se una mano le spingesse lateralmente fino ad affiancarle docilmente alla banchina, senza sforzo apparente. Al momento del lancio il sistema Zeus in più ha presentato l’integrazione del pod con i flap, il cui funzionamento è anch’esso controllato dall’elettronica che ne regola automaticamente l’incidenza in modo da far mantenere un assetto costante alla barca, ottimale, anche quando si accelera da fermo e le prua tende cabrare.

Un sistema, lo Zeus, realizzato in collaborazione con ZF Marine, azienda specializzata nella costruzione di invertitori, propulsioni in linea d’asse e con eliche di superficie, sistemi di controllo ecc. che ha ben presto proposto una propria versione della propulsione marchiata ZF, che fra le novità più importanti ha visto poi l’adozione di un motore elettrico all’interno del piede, che consente la “solita” manovrabilità facilitata ma in più nel totale silenzio. Con buona pace dei vicini di barca. Là dove oltre alle eliche di propulsione ci sono anche eliche di manovra, bow e stern thruster, talvolta anche multiple, è stato abbastanza naturale andare a ricercare un sistema capace di organizzare e gestire la loro spinta.

Mutuando esperienze e ricerca accumulata con i pod, ZF ha proposto poi una versione del proprio Joystick Maneuvering System anche per yacht con propulsioni in linea d’asse.

E’ stata quindi la volta delle propulsioni entrofuoribordo a essere dotate di sistemi di governo con joystick e anche in questo caso i due più grandi competitor del mercato, Volvo Penta e CMD, hanno proposto una versione applicabile ai propri piedi poppieri, rispettivamente gli Aquamatic con il Joystick Driving System, e i Mercruiser con il sistema Axius. Oltre che per il controllo dei piedi in manovra, anche in questo caso l’elettronica interviene per regolare l’assetto della barca intervenendo automaticamente sul trim degli efb.

Oggi molti dei produttori di motori e di trasmissioni, compresi idrogetto ed eliche di superficie, offrono sistemi di governo che applicano gli stessi principi, divenuti disponibili praticamente su ogni tipo di barca.

 

Dov’è il trucco? In manovra ognun per sé, ma organizzati!

Le docili e fino a poco tempo fa impensabili evoluzioni che possono compiere le barche governate col joystick dipendono da due fattori entrambi fondamentali. Che i sistemi propulsivi e di governo, qualsiasi essi siano, possano funzionare svincolati fra loro non solo in termini di marcia avanti e marcia indietro o di potenza, ma anche e soprattutto di direzione, di angolo di barra. Che la loro gestione sia affidata a un processore in grado calcolare in tempo reale quanta spinta far erogare da ciascuno e in quale direzione, in modo da combinarne e calibrarne l’azione per ottenere l’evoluzione voluta, impartita dal pilota col joystick. Ovviamente diventa ancora tutto più efficace quando il sistema integra e controlla anche le eliche di manovra, se installate.

Una gestione elettronica che ha portato a una sorta di rivoluzione, resa possibile grazie all’utilizzo della tecnologia drive by wire, ormai ampiamente diffusa in tutto l’ambito automotive e sempre più presente anche sulle barche, sugli organi meccanici installati a bordo. Nella fattispecie i sistemi di governo con joystick anziché essere collegati e muovere il timone o le manette in modo meccanico, attraverso sistemi di connessione con standard CAN-bus inviano i comandi sotto forma di impulsi a un processore dedicato che, dopo averli elaborati, li trasmette agli organi interessati, azionati attraverso attuatori. A essa è deputata anche l’azione di “trolling”, cioè lo slittamento delle frizioni che adegua la spinta dei motori a quella del/dei thruster, che anche con i propulsori al minimo sono di ordini di grandezza ben diversi, garantendo fluidità e precisione alla manovra. A regolare l’on-off e la quantità di spinta da far erogare alle eliche di manovra su alcuni impianti pensa direttamente il processore che è parte del joystick.

Prodigi di un’elettronica sempre più imperante a bordo, come d’altronde nella vita, la cui efficacia si manifesta anche in funzioni accessorie molto interessanti a disposizione del pilota. La più insolita è quella del posizionamento dinamico dell’imbarcazione, cioè della possibilità di impostare il sistema per mantenere il punto nave sul quale ci si trova, addirittura la stessa prua. Ciò è possibile interfacciando la centralina con un GPS ed eventualmente con una girobussola, che dà modo al software di percepire ogni minimo scostamento dovuto a onde, vento o corrente, e intervenire autonomamente attivando il sistema come avviene in manovra.

 

Il joystick sulle barche a vela.

L’applicazione del sistema joystick sulle barche a vela rappresenta probabilmente la soluzione in grado di abbattere una delle barriere più grandi, capace di dissuadere il neofita o il potenziale armatore dal farsi la barca. Se manovrare uno scafo a motore all’inizio può risultare non semplice, quando si è al timone di una barca a vela le difficoltà aumentano e possono essere più difficili da superare. Solitamente i nodi vengono al pettine non appena si innesta marcia indietro, quando lo scafo mette in luce limiti fisiologici connessi alla ricerca di performance nella navigazione a vela, come la scarsa efficienza dell’elica in retro e del timone a velocità minime. Se a tutto ciò aggiungiamo che si tratta di scafi con un solo motore e quindi dove la tendenza ad accostare nel senso in cui ruota l’elica è altrettanto naturale, il cimento della manovra risulta essere ancora più complesso, senza poi contare i “soliti” fattori vento, corrente e abbrivio.

Anche in questo caso la soluzione del problema da parte dei costruttori è stata possibile grazie all’elettronica in abbinamento alla meccanica, percorrendo sostanzialmente due strade diverse ma dagli effetti simili. La prima a essere presentata in assoluto è stata quella proposta da Jeanneau, poi adottata dai cugini Beneteau, che prevede l’adozione di un piede S-drive in grado di ruotare addirittura di 360°, cioè di spingere lo scafo in tutte le direzioni abbinato a un thruster di prua.

La seconda, sulla quale si sono concentrati marchi come Bavaria, Hanse e Moody, integra la spinta in avanti o indietro del motore con quella laterale di due thruster, uno a poppa e l’altro a prua, che al momento della manovra fuoriescono dallo scafo e dove tornano poi in posizione di riposo durante la navigazione.

 

Joystick anche sui fuoribordo.

Dopo IPS, Zeus, piedi poppieri, idrogetti, linee d’asse ed eliche di superficie, i sistemi di governo tramite joystick stanno arrivando anche per le barche spinte da fuoribordo, propulsioni dove in verità la necessità di un ausilio alla manovra era meno sentito visto che sono, assieme alle entrofuoribordo, le propulsioni più manovriere. Probabilmente è per questo e per i costi dei sistemi, all’inizio elevati, che sui fuoribordo siano arrivati dopo ma, come si dice spesso, l’innovazione non si può fermare e dunque dilaga anche dove serve meno. Mercury, Yamaha, Suzuki ed Evinrude hanno introdotto nei loro listini sistemi di manovra con joystick sviluppati in proprio o da fornitori terzi – Sea Star, ndr - ma c’è da scommettere che a breve arriveranno anche per gli altri costruttori.

Come per le altre applicazioni, pure sui fuoribordo il problema principale è stato svincolare i motori dall’essere accoppiati su un’unica timoneria idraulica e si è proceduto convertendola in due distinti impianti collegati al sistema joystick attraverso CAN-bus, che azionano altrettanti attuatori elettrici o elettroidraulici. Per aver maggiore efficacia il sistema e anche per gli ingombri dei propulsori, che in caso di movimenti svincolati potrebbero toccarsi, l’unica accortezza in più è quella relativa all’installazione dei fuoribordo che vanno montati sullo specchio di poppa più distanziati rispetto a quanto si è fatto finora.

 

Posso acquistare un sistema joystick e farlo installare sulla mia barca?

Partendo dall’assunto che con i soldi tutto si può fare, rispondiamo di sì, ma è indubbio che più la barca e i motori sono datati più la cosa risulta difficile ai limiti dell’impossibile se non attraverso una rimotorizzazione completa dell’unità. Questi sistemi di governo facilitati, infatti, per funzionare hanno necessità di utilizzare propulsori, impianti elettrici ed elettronici e accessori come le timonerie, che siano di generazione quantomeno recente, a gestione elettronica e che possano comunicare attraverso uno standard comune su un unico network.

Sulle barche più recenti, visto il successo dei sistemi, i cantieri oltre a offrire il joystick come optional all’acquisto, generalmente predispongono l’imbarcazione affinché risulti estremamente più semplice un eventuale montaggio “retrofit”, da realizzare magari dopo qualche stagione.

 

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