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La riforma della Pubblica Amministrazione e gli effetti sui corpi che operano in mare

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Sardegna1
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Dalle ultime notizie sul settore nautico, sembra che Ucina. ora guidata da Carla Demaria, mentre si riorganizza con un nuovo statuto più aderente al proibitivo momento commerciale, sia riuscita in qualche modo a sensibilizzare almeno il Governo Renzi nei confronti del settore. Ma si tratta di normative in fieri, chieste per una realtà vecchia, che certamente potrebbero essere benefiche per la nautica se essa non languisse ormai da troppi anni. Purtroppo gli italiani fuggiti dalle nostre darsene ancora non ritornano e non perché vogliono evitare tasse che ormai si pagano comunque, ma semplicemente perché all’estero la nautica si vive in serenità, magari anche risparmiando. I nostri concorrenti mediterranei si sono organizzati in maniera da garantire il massimo anonimato a chi lo desidera, ma molti, orgogliosi della bandiera patria neanche si nascondono. Chiedono solo di essere lasciati in pace. Se non fosse stato proiettato nell’occhio del ciclone scatenato dalla caccia alle streghe dell’evasione fiscale – invece di perseguire i grandi evasori e il riciclo dei ricavi malavitosi ben conosciuti dall’Agenzia delle Entrate si è preferita l’estemporaneità casuale dei controlli alla nautica - forse l’unico settore italiano che avrebbe meno risentito della crisi economica sarebbe stato proprio quello della nautica perché gli italiani ricchi, che fortunatamente esistono ancora, avrebbero continuato a comprare barche e navigare nei nostri mari. Certo qualche caso eclatante è stato trovato, ma ben poca cosa rispetto alle migliaia di verbali elevati che, come quasi sempre nel passato, saranno divenuti carta straccia, mentre sicuramento hanno dirottato gli utenti della nautica verso attività di tempo libero più tranquille col risultato di annichilire economicamente la stessa filiera nautica. Attenzione, non difendiamo gli evasori, siamo convinti però che la giustissima loro individuazione poteva essere condotta in maniera diversa e certamente più proficua. La riforma della pubblica amministrazione sta prevedendo la confluenza di gran parte delle flotte di polizia a mare (Forestale e Carceraria) sotto la guida della Guardia di Finanza, e il rientro del Comando Generale delle Capitanerie di Porto e della Guardia Costiera nel vasto ambito della Marina Militare. E’ presto per parlarne, ma forse non è la soluzione migliore perché quest’ultima ha finalità operative preponderanti verso le quali orientare le sue spese, come accadeva in passato, mentre il corpo voluto a suo tempo dall’Amm. Francese principalmente per superare proprio le difficoltà economiche, operative e di organico, è efficacemente presente su tutto il territorio nazionale.  In Italia si va sempre da un estremo all’altro.