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Viviamo sempre alla giornata

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Un grande yacht in costruzione
Un grande yacht in costruzione

 

 

La drammatica situazione economica della Grecia che entrambe le aree dell’euro e del dollaro stanno cercando di salvare senza fare sconti sul debito, dovrebbe segnare una svolta, almeno nei propositi del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, nell’avvio di un diverso modo di essere UE.  Mettere d’accordo i soci fondatori della Comunità Economica Europea era già difficile perché col concetto di Europa delle Nazioni, fortemente voluto dal generale De Gaulle, ancora ispirato dall’illusione di una grandeur francese dissolta dalla guerra lampo delle colonne corazzate tedesche, si progredì nell’Unione sostanzialmente sotto il profilo commerciale, il che piacque assai all’UK, allora guidata dal conservatore John Major, che comprendendo l’importanza dell’opportunità mercantile vi aderì immediatamente in realtà con lo scopo neanche troppo nascosto di impedirne proprio lo sviluppo politico. Molto sinteticamente si può ricordare che il disegno è stato agevolato anche dall’involuzione burocratica del nuovo organismo sovranazionale, dal timore da parte dell’area del dollaro che l’euro divenisse nuova moneta di riferimento, dalle bolle speculative e dalle crisi petrolifere che via via ci hanno allietato e tante altre cose. Come dimostrano il dilagare dell’euroscetticismo, il rafforzarsi di populismi di destra e di sinistra, la messa in discussione della moneta unica perché sono entrate a farne parte, per ragioni di politica globale, nazioni che volevano solo un cappello protettivo contro l’espansionismo sovietico, il compito di Renzi è praticamente impossibile, a meno che non riesca a portare sulle sue posizioni la Merkel e quindi la Germania. E allora? Indipendentemente dal deprimente quadro che abbiano cercato di tratteggiare, l’unica strada che Renzi può seguire, senza scendere a patti con oppositori esterni ma soprattutto interni, è quello di continuare con le riforme senza alleggerirle, come ancora desiderano gli italiani delusi da Monti, ma principalmente studiare le politiche di settore attualmente tutte in mano alla corruzione, perché politici incapaci si fanno pilotare dalla burocrazia.  E prima di tagliare le pensioni da fame della nostra previdenza tagli, anzi elimini quelle che la politica ha creato illegittimamente per i suoi rappresentanti. Quello che gli italiani non sopportano più è di vivere alla giornata.

Sono ormai alcuni decenni che l’Italia vive di episodi, trascinata da pubblici umori e calamità, condannata soltanto a sopravvivere. Abbiamo un esercito di politici entrato anche nei consigli di quartiere, ma l’impreparazione generalizzata degli esponenti che scegliamo lascia tutto il potere in mano alla burocrazia, che interessata a gestire lo status quo - troppo spesso come ci ricordano purtroppo le cronache anche per approfittarne - è contraria alle innovazioni, specie a quelle politiche che sconvolgono il sistema.

Il potere partitico sapientemente costituzionalizzato nel dopoguerra dai padri fondatori della Repubblica, si è talmente sviluppato da divenire il parassita che succhia dai nostri intestini ogni risorsa. Nonostante i sacrifici di molti cittadini, regrediti a una vita di povertà, il nostro debito pubblico aumenta quotidianamente. Lo Stato non riesce a sapere quanto spende mentre è ripetitivo il valzer delle reciproche accuse di malgoverno tra amministrazioni centrali e regioni.  In un’ubriacatura di talk show e servizi giornalistici e televisivi di denuncia, tutto rimane immobile tranne le ruberie e i compensi, in gran parte illegittimi perché decisi dagli stessi che ne usufruiscono. Nessuno ancora ne parla, ma con le spese che crescono continuamente sarà ancora possibile evitare l’aumento dell’Iva?

Il mare, ad esempio, è una nostra ricchezza ma non viene minimamente sfruttata come fanno la Francia e gli altri paesi mediterranei. Il mare è un insieme di attività in grado di dare un notevole contributo alla nostra economia, dall’agricoltura costiera alla pesca, dalla cantieristica al turismo, al tempo libero, allo sport. Invece dovunque ci si affaccia si trova crisi. Sembra ci siano deboli segni di risveglio, ma senza investimenti dei privati che abbiano la certezza di normative, tempi e costi il settore dell’economia marittima langue in un lungo declino. E’ necessario stimolare il richiamo imprenditoriale sui nostri mari e coste, partendo dall’ambiente, dai depuratori non funzionanti o inesistenti fino alla ripresa di quel diporto nautico nazionale che già da solo contribuiva al PIL nazionale con alcuni miliardi di euro. Per ottenerlo occorre un vero progetto politico e non il vuoto del burocratichese.

 

 

 

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