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Governo ladro!

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Il Parlamento
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Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Recita così il primo comma del nuovo art. 81 della Costituzione italiana, che disciplina le regole di bilancio dello Stato. La modifica dell’articolato contabile è stata imposta dal vincolo di pareggio di bilancio imposto dall’UE all’Italia e accettata dal governo Berlusconi nel 2008. Nel timore degli effetti della delibera della Corte Costituzionale sul blocco della rivalutazione delle pensioni deciso in maniera illegittima dal Governo Monti, una mano sapiente ha inserito il primo comma, di cui sopra, che avrebbe dovuto pilotare il giudizio della Corte Costituzionale, tenuta a considerarlo in sede di sentenza. Purtroppo per il Governo e per fortuna dei pensionati, la nuova normativa è sopravvenuta in ritardo, ma ancora in tempo per la nuova tegola che minacciava la coalizione pilotata da Matteo Renzi, quella dello sblocco dei contratti del pubblico impiego. Grazie a quel codicillo non c’è stato alcun effetto retroattivo, che avrebbe costretto il Ministro delle finanze a trovare, è stato calcolato, quasi una ventina di miliardi al momento assolutamente non reperibili.

Quindi, come si dice, una salvata per il Governo e di contro una conferma che nell’attuale quadro normativo gli italiani non sono cittadini ma sudditi ai quali si può imporre qualsiasi cosa ad libitum di chi comanda. E’ giusto?

In ogni momento la ragion di stato può imporre i suoi dictat, anche quando sono illegittimi. E il diritto dei cittadini? Entrambi gli interessi sono evidenti, ma la vittoria del più forte è la negazione completa della base del diritto.

Quel comma iniziale del nuovo art. 81 calpesta tutti i diritti dei cittadini e va assolutamente ripensato. Così è una bestemmia. Le sentenze pilotate non sono sentenze. Su queste basi non ci può essere ripresa né economica né culturale.

 

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