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La storia perduta delle barche dei lavoratori del mare

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La storia perduta delle barche dei lavoratori del mare
La storia perduta delle barche dei lavoratori del mare

Per secoli barche da lavoro di pescatori e marinai del Mediterraneo, oggi i gozzi sono una specie nautica in via di estinzione. A raccontare la parabola di queste barche che hanno fatto la storia del Mediterraneo è Giovanni Panella nel libro GOZZI, PESCATORI E MARINAI (In libreria il 30 settembre - Ed. La Nave di Carta), un vero e proprio viaggio della memoria marittima del Mare Nostrum, dal Mar Tirreno alla Tunisia, dall'Adriatico al Mar Egeo, con un'imprevista puntata oltre Oceano, a San Francisco, dove un gozzo è diventato simbolo della comunità italiana.

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«Ogni volta che un gozzo tradizionale viene demolito perdiamo irreparabilmente un pezzo di storia: per secoli queste barche sono state il mezzo di sostentamento delle comunità costiere e, in un certo senso, ne rappresentano la cultura e l'identità come testimoniano le decine di varianti locali», dice Giovanni Panella, uno dei massimi studiosi italiani di storia della marineria.

A seconda della zona i nomi cambiano, gozzi, gussu, vuzzi, mourre de pouar, guz, dgħajsa, bussi, pointus, gajeta, barquette, lodsû, luzzu ma le caratteristiche di queste barche sono simili: lunghezza dai quattro ai dieci metri, poppa a punta, prua che si prolunga nella caratteristica pernaccia per fissare le reti e le cime, propulsione a remi oppure a vela latina o vela tarchia, banco di voga al centro, e solo parzialmente pontate.

Costruite «a occhio» dai maestri d'ascia, dei gozzi del passato esistono pochissimi disegni, quasi sempre realizzati in tempi recenti da studiosi; sono invece molte le tracce che queste barche hanno lasciato nella storia del mare, storie che Panella ha ritrovato e raccontato. Come quella delle sorelle Avenzo, mogli di pescatori che – siamo nel 1855 - con due gozzi andarono in soccorso dell'equipaggio del Croesus, in fiamme al largo di San Fruttuoso con a bordo 287 soldati del Corpo di Spedizione Sardo. Era un gozzo i Due Fratelli, la barca con cui la nascente Resistenza ligure riuscì a stabilire il primo contatto con gli Alleati. Dopo una rocambolesca navigazione da Voltri al porto di Isola Rossa in Corsica i partigiani genovesi riuscirono a imbarcare e portare in Italia il radiotelegrafista che avrebbe tenuto i collegamenti con il comando Alleato. E ancora, in tempi più recenti, con i gozzi da pesca alcune famiglie di pieds noir lasciarono l'Algeria per raggiungere la Francia.

Giovanni Panella
Giovanni Panella

Costruite per la navigazione costiera i gozzi si sono spesso spinti oltre gli orizzonti domestici seguendo i banchi di pesci: dalla Campania alla Liguria e alla Sardegna, dalla Liguria alle foci del Rodano, dalla Sicilia tirrenica alla Tunisia. Barche migranti, dunque ma anche barche degli emigranti come testimoniano i Dago Boats di San Francisco. Gozzi costruiti dai pescatori italiani emigrati negli States a inizio Novecento. Dago - da dagger, coltello - così venivano chiamati gli italiani, da qui il nome di Dago Boats dato ai gozzi del Pacifico nei quali si sommano caratteristiche liguri e siciliane e di altre zone d'Italia.

Non manca nel volume una sezione dedicata ai gozzi da regata. Sono le grandi famiglie sassaresi, i Segni, i Berlinguer, i Cossiga tra i primi a utilizzare i gozzi armati a vela latina per il diporto e le competizioni e a dare così inizio alla stagione delle regate che poi si è diffusa dal Tirreno all'Adriatico. Nel libro le storie delle barche si intrecciano a quelle dei lavoratori del mare, pescatori, marinai, maestri d'ascia, calafati, carpentieri in un affascinante racconto corale dove non mancano le voci di grandi scrittori: da Giovanni Verga che nei Malavoglia racconta con precisione marinara le peripezie della Provvidenza, un gozzo, più precisamente una sardara, da pesca; a George Simenon che racconta l'incontro con un gozzo al largo della Sicilia; a Robert Louis Stevenson che descrive i pescatori italiani di San Francisco.

Salvare gozzi per salvare memorie, è l'appello contenuto in queste pagine che sono anche un tributo a tutti coloro che, con fatica, lavorano per salvare gli ultimi gozzi del Mediterraneo.

Giovanni Panella (Genova 1947), giornalista e scrittore, ha sempre amato il mare e le sue storie. Negli anni si è specializzato nel campo della storia edell'etnogra­fia marittima; plurivincitore del premio Marincovich, collabora a diverse riviste, italiane estraniere. È vicepresidente dell'ISTIAEN (Istituto Italiano di Archeologia e Etnologia Navale) e presidente del Comitato Scientifico della FIBaS (Federazione Italiana Barche Storiche). È autore, per l'editore Tormena, di diversi testi sulle imbarcazioni tradizionali tirreniche e, per Hoepli, di La vela latina (2015)

GOZZI, PESCATORI E MARINAI è edito dalla Nave di Carta, associazione di promozione della cultura del mare ed editore di testi di marineria e didattica del mare. Il volume è edito nella collana Museo Navigante dedicata alla riscoperta e alla valorizzazione del patrimonio marittimo materiale e immateriale.

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