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Navigare a remi col kayak: una passione crescente, da organizzare

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Kayak
Kayak, foto di Kristopher Villa

Navigare a remi col kayak, vuol dire esplorare ogni caletta e insenatura della costa, ma sono sempre di più quelli che vanno oltre.

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Il fatto

Mentre andavo all’Elba ero in coperta e leggevo il giornale dando una occhiata a prua di tanto in tanto. Fuori dalla rotta dei traghetti non c’è tanto traffico, pensavo, e intanto mi godevo sul farsi  la serata meravigliosa.  Primi di ottobre, bel tempo, mare calmo, profumo di terra che ogni tanto arriva, a folate. Con la coda dell’occhio ho intravvisto in mare uno spruzzo sulla sinistra, piccolo ma distinto, lontano dal mio scafo. Pensai che ottobre è il mese della pesca e che tutti gli appassionati avrebbero saputo identificare, forse meglio di me, quel salto di pesce così, per curiosità, afferrai il binocolo dalla tasca nello spray hood e mi misi a osservare. Gli spruzzi c’erano e non era affatto una mangianza. Due grulli in due kayak. Due puntini, che sparivano nel paesaggio se osservati a occhio nudo, pagaiavano di conserva verso Piombino solcando il mare calmo a tre quattro nodi, valutai nella luce soffusa. Un bel rischio, non c’è che dire, dovrebbero essere a 300 metri da riva, oltre non si può fare! Ero indignato.

Kayak
Kayak, foto di Tim Foster

Pericoli

Sul mio yacht, coperta in teak, cuscineria blu d’ordinanza, lazy bag, spray hood e bimini beige chiaro, dotato di tutte le diavolerie moderne: radar, AIS, cartografia digitale, GPS,

preoccupato come sempre dall’incrocio coi traghetti dovevo fare attenzione anche a questi “naufraghi” che, tedeschi di sicuro, mettevano anche un po’ paura. Se li investi, pensai, vai a provare che stavi mantenendo un servizio di vedetta adeguato! Magari in aula con un buon avvocato finisce che hanno ragione loro.

 Opportunità

Rientrato in città ho fatto delle riflessioni diverse, mi sono tornati alla mente quei ragazzi che scesi da un trimarano erano andati in spiaggia con due kayak estraendoli dagli scafetti laterali come 007. Mi sono tornati alla memoria quei bravi francesi che a bordo di kayak pulivano le spiagge delle Porquerolles.

E’ giusto che dei giovani con il desiderio dell’avventura facciano la loro esperienza del mare nel modo più semplice che non sia il nuoto e, se una attività avvicina dei giovani al mare ed è anche economica, allora bisogna promuoverla. Ci vorrebbero però delle specie di piste ciclabili marine, dei depositi comunali di kayak insomma, quelli che possono essere classificati come i “servizi”, altrimenti vedremo increduli frotte di canoisti dal nord Europa scendere dai loro furgoni ben equipaggiati e raggiungere col kayak, ben prima di noi che ce le abbiamo a due passi, le più remote e sconosciute calette.

 Yole
Yole, in italiano iòle o iòlo, un natante in legno, a remi e vela

Ce la faremo?

Francis Herreshof, uno dei più grandi yacht designer e figlio d’arte, diceva che la “double paddle canoe” è il più divertente degli sport aquatici, quello da lui preferito, e aggiungeva che gli statunitensi, per quanto più moderni degli abitanti della  vecchia Europa, si erano lasciati sfuggire questa meravigliosa attività. Molti italiani ,però, non sono del tutto assimilabili agli abitanti della vecchia Europa e, invece che andare al mare per lasciare la città alle spalle, se la portano dietro e urbanizzano le spiagge.

 

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