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Il "timone motore" dell'Hanse Yachts 315: considerazioni

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Il nuovo sistema rudder drive installato sull'Hanse 315
Il nuovo sistema rudder drive installato sull'Hanse 315

Da un'idea di Torqeedo per la vela nasce il “timone motore”

 

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E’ una idea della tedesca Torqeedo, che fabbrica apprezzati fuoribordo elettrici distribuiti in Italia dalla Selva: integrare nella pala del timone delle barche a vela un motore elettrico che non solo fornisce la propulsione, ma consente la spinta, in avanti o all’indietro, nella direzione della barra.

Un prototipo funzionante, realizzato in collaborazione con Hanse Yachts e con il produttore di timoni Jefa, è stato presentato alla fine di ottobre al Salone di Amburgo.

Il motore integrato nella pala è un 4 kw elettrico, equivalente a un 8 cavalli termico, con un’elica a pale ripiegabili, che durate la navigazione a vela può funzionare da generatore per ricaricare le quattro batterie, che comunque hanno una autonomia di 30 miglia a una velocità di 4 nodi e mezzo con mare calmo.

Le batterie a ioni di litio possono  comunque essere completamente ricaricate in 3 ore avvalendosi della ricarica rapida fornita con la barca.

Oltre alla estrema manovrabilità la barca, una Hanse Yachts 315, di nove metri di lunghezza, può fare a meno del motore diesel e della linea d’asse e guadagnare in leggerezza almeno un quintale, oltre naturalmente ad un funzionamento senza rumore e senza emissioni

L’idea è nuova e molto interessante, perché apre prospettive sinora non considerate. Ci piace per il limitatissimo ingombro, per le caratteristiche ecologiche, per la eccezionale manovrabilità che può ottenersi  con il timone che la Jefa ha progettato in modo da avere un brandeggio di 100 gradi: la barca può girare su se stessa in un senso o nell’altro, sono annullati gli effetti evolutivi dell’elica; le dimensioni contenute del motore (qualche diecina di centimetri) e del suo profilo idrodinamico  creano una resistenza trascurabile.

Abbiamo però qualche dubbio, che non mancheremo di chiarirci, sulle sollecitazioni che la spinta produce, non tanto sulla pala quanto sui supporti del timone che ovviamente non possono essere dei semplici agugliotti. Per questo il timone è stato progettato particolarmente per sostenere la spinta e trasmetterla alla barca.

E occorre anche non trascurare l’effetto di una lunga permanenza in immersione del motore, nonché la possibilità e la facilità del suo smontaggio.

Pensiamo comunque che un sistema del genere va bene a velisti veri, che usano il motore solo per uscire dal porto o rientrarvi, o in emergenza o momenti di calma; chi invece è solito usare la barca solo con il motore è meglio che pensi ad una tradizionale soluzione diesel.

Alfredo Gennaro

 

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