Honda Marine punta alla leadership europea entro il 2030: la strategia raccontata da Vincenzo Paduano
Una nuova organizzazione europea, investimenti nello sviluppo tecnologico e una rete di collaborazioni industriali sempre più estesa. Honda Marine ha avviato un percorso di crescita che, nelle intenzioni del costruttore giapponese, dovrà portarlo entro il 2030 al vertice del mercato europeo dei fuoribordo. Un obiettivo che passa attraverso il rinnovamento della gamma, l’integrazione dei sistemi di propulsione e governo e un modello commerciale nel quale il rapporto con i cantieri assume un ruolo centrale. A raccontare questa evoluzione è Vincenzo Paduano, EU Country Sales & Boat Builder Manager Honda Marine, che nell’intervista rilasciata a PressMare affronta anche le trasformazioni del mercato italiano: dalla crescita delle motorizzazioni di alta potenza alla concorrenza sui prezzi, fino a una questione che riguarda l’intera filiera nautica, quella di come rendere nuovamente accessibile la navigazione da diporto a una platea più ampia di utenti.
PressMare - Da un paio di stagioni Honda Marine sembra aver cambiato passo. Avete presentato nuovi fuoribordo e intensificato le collaborazioni con i cantieri. Questa fase di sviluppo prosegue? Quali sono gli obiettivi per i prossimi anni?
Vincenzo Paduano - Assolutamente sì. Dal 1° aprile 2024 Honda ha costituito una divisione europea specificamente dedicata al Marine, con sede a Roma. La scelta dell’Italia non è casuale: rappresentiamo il mercato nel quale Honda Marine detiene la quota più elevata a livello mondiale e siamo considerati un riferimento per le best practice commerciali. Da allora abbiamo accelerato lo sviluppo del settore, introducendo lo scorso anno la nuova gamma di fuoribordo quattro cilindri in linea e V6 e intensificando la collaborazione con cantieri importanti, sia per il posizionamento dei loro prodotti sia per i volumi produttivi. L’arrivo del BF350 V8 ha contribuito a questa crescita, permettendoci di entrare in un segmento nel quale prima non eravamo presenti. Ma non intendiamo fermarci. Stiamo lavorando all’ampliamento e al rinnovamento della gamma, con particolare attenzione all’integrazione tecnologica e ai sistemi di governo delle imbarcazioni. Honda dispone di competenze che spaziano dall’automotive all’aeronautica e vogliamo trasferire questo patrimonio anche nel settore nautico. Non ci interessa soltanto raggiungere i concorrenti, ma introdurre soluzioni che oggi non esistono. Il nostro obiettivo è diventare leader del mercato marine europeo entro il 2030.
PM - Quest’anno non avete presentato nuovi fuoribordo, ma avete lavorato sull’offerta di package, rinnovando il progetto Honda 4XC. Qual è la strategia?
VP - La precedente linea 4XC aveva completato il proprio ciclo di vita e abbiamo deciso di avviare un nuovo progetto insieme a BMA, marchio nato nel 2019. Le imbarcazioni, disegnate dallo spagnolo Carlos Vidal, sono state oggetto di un aggiornamento stilistico al quale ha contribuito il centro Ricerca e Sviluppo Honda di Roma, lo stesso che si occupa del design delle nostre motociclette. L’intervento ha riguardato anche il logo BMA. Abbiamo inoltre ottenuto l’autorizzazione a sostituire il marchio 4XC sulle imbarcazioni con quello Honda Marine, un passaggio importante per la nostra identità commerciale. Le barche continueranno a essere prodotte da Rib Italy, ma saranno distribuite esclusivamente attraverso la rete Honda Marine a livello globale. Vogliamo offrire ai concessionari prodotti dedicati, evitando sovrapposizioni tra reti distributive differenti.
PM - Come è composta la nuova gamma e a quale clientela si rivolge?
VP - Abbiamo quattro modelli open, 188, 200, 244 e 266, con lunghezze da 5,80 a circa 8,20 metri, e tre cabinati, 255, 277 e 299, da circa 7,50 a oltre 9 metri. Una delle novità più importanti è la BMA 188, un’imbarcazione di circa 18 piedi che può essere equipaggiata con il BF40E e utilizzata senza patente nautica. La proponiamo in un package completo a 26.550 euro IVA esclusa, con possibilità di finanziamento triennale. È un prodotto rivolto sia a chi vuole avvicinarsi alla nautica sia agli operatori del noleggio. Questa gamma permette ai concessionari Honda di coprire una fascia ampia del mercato, utilizzando diverse motorizzazioni del nostro catalogo. Stiamo già valutando lo sviluppo di ulteriori modelli.
PM - La stessa impostazione viene applicata ai battelli pneumatici Altamarea?
VP - Esattamente. Altamarea è un partner importante e anche sui suoi gommoni il marchio 4XC viene sostituito dai loghi Honda Marine e Altamarea. Lo scorso anno abbiamo presentato l’HA 8.5, mentre quest’anno è arrivato l’HA 9.5, che si distingue dalla precedente linea HA 23 e HA 27 per un posizionamento superiore e un allestimento più completo, comprendente anche un locale toilette all’interno della console. Stiamo già lavorando ad altri sviluppi e per la prossima primavera prevediamo un evento dedicato alla rete commerciale e ai clienti finali, con la possibilità di provare le imbarcazioni e verificare direttamente il lavoro di messa a punto degli abbinamenti tra scafo e motorizzazione.
PM - Quali vantaggi offre al cliente un’imbarcazione acquistata in package rispetto alla scelta separata di barca e motore?
VP - Il primo è che l’imbarcazione nasce già predisposta per una specifica motorizzazione. I cantieri realizzano le barche complete dei componenti e degli impianti necessari all’installazione dei fuoribordo, seguendo procedure standardizzate che assicurano una maggiore uniformità qualitativa. Il lavoro comincia però durante la progettazione: condividiamo con i cantieri modelli tridimensionali, dati tecnici, masse e ingombri dei motori, naturalmente nell’ambito di accordi di riservatezza. Questo permette di effettuare simulazioni relative all’assetto statico e al comportamento dinamico, ottimizzando l’integrazione tra scafo e propulsione. Vogliamo proporre un prodotto con un’impostazione simile a quella automobilistica: un’imbarcazione chiavi in mano, già collaudata, con prestazioni indicative conosciute e un prezzo definito. Il cliente sa cosa acquista e quanto spenderà, senza costi imprevisti per completare l’allestimento. Naturalmente può scegliere accessori e dotazioni aggiuntive, che preferiamo vengano installati direttamente in stabilimento affinché la barca arrivi al concessionario pronta per la consegna.
PM - Oltre a BMA e Altamarea state ampliando le collaborazioni con altri costruttori. Quali risultati avete raggiunto?
VP - Attualmente abbiamo accordi commerciali con 33 cantieri europei, compresi BMA e Altamarea. Quest’anno, per esempio, abbiamo introdotto collaborazioni con Joker Boat e Marcopolo. Quest’ultimo marchio è presente con un’imbarcazione di circa 12 metri, equipaggiata con tre BF350 V8, che pesa circa 11 tonnellate e a 27 nodi registra un consumo complessivo di circa 150 litri l’ora. È un esempio delle prestazioni che possiamo offrire anche su unità di dimensioni e dislocamento importanti. Con i cantieri partner non ci limitiamo agli accordi commerciali, ma svolgiamo attività congiunte di test, sviluppo e marketing. Il nostro obiettivo è mettere a disposizione dei concessionari un portafoglio sempre più ampio di imbarcazioni già abbinate alle motorizzazioni Honda.
PM - Honda è tradizionalmente associata all’affidabilità e ai consumi contenuti, ma il marchio ha anche una lunga storia nelle competizioni. La nuova livrea Racing del BF350 sembra voler recuperare questa componente.
VP - Honda possiede un DNA sportivo molto forte. Il nostro fondatore sosteneva che senza le competizioni non sarebbe esistita Honda, perché è nelle corse che si sviluppano tecnologia, prestazioni e affidabilità. Non basta avere un motore veloce, bisogna anche arrivare al traguardo. Molte soluzioni sviluppate nelle competizioni, come il sistema VTEC, sono state successivamente trasferite ai prodotti di serie, compresi i fuoribordo. Nel settore nautico, però, questa componente sportiva è meno conosciuta: Honda viene identificata soprattutto con motori affidabili e parsimoniosi, mentre vogliamo dimostrare che sono anche prestazionali. Da qui nasce il BF350 con livrea Racing e un progetto al quale stiamo lavorando: realizzare un campionato monomarca europeo dedicato a questo motore. Ogni Paese dovrà rispettare i regolamenti della propria federazione sportiva; in Italia abbiamo già avviato un dialogo con la Federazione Italiana Motonautica e ci auguriamo di organizzare il primo campionato nella prossima stagione.
PM - Passiamo al mercato. La stagione commerciale 2026 si è appena conclusa: come sono andate le vendite di fuoribordo in Italia?
VP - La stagione 2026 si è chiusa in crescita. Dal 1° ottobre siamo già entrati nella stagione commerciale 2027 e i risultati dell’anno appena concluso sono positivi, soprattutto nelle fasce di potenza elevate. Per la prima volta il segmento dei fuoribordo da 350 cavalli in su ha superato le mille unità vendute e, considerando gli ultimi dodici mesi mobili, il mercato è arrivato a oltre 1.100 motori. Stanno crescendo anche le fasce large ed extra large, a partire da 111 cavalli. In questo scenario Honda ha raggiunto con il BF350 una quota del 23% nel segmento di riferimento, un risultato significativo considerando che siamo presenti con un solo modello. Anche la fascia dei 40 cavalli è cresciuta sensibilmente, ma qui il mercato è caratterizzato da una forte competizione sui prezzi, soprattutto tra motorizzazioni a tre e quattro cilindri. Crediamo che parte dell’incremento dei volumi sia stata determinata proprio da politiche commerciali particolarmente aggressive.
PM - Honda ha scelto di partecipare a questa competizione sui prezzi?
VP - Abbiamo preferito mantenere un’impostazione differente. Riteniamo che i nostri prodotti debbano essere scelti per le caratteristiche tecniche, la qualità e l’affidabilità, non semplicemente perché costano meno. È una scelta difficile da sostenere nel breve periodo, ma siamo convinti che nel medio-lungo termine possa portare risultati positivi. C’è anche una questione di rispetto nei confronti dei clienti: applicare oggi riduzioni di prezzo particolarmente importanti significherebbe penalizzare chi ha acquistato un nostro motore negli anni precedenti, dimostrando fiducia nel marchio. Per questo abbiamo deciso di non seguire determinate dinamiche commerciali.
PM - La gamma Honda va oggi da 2,3 a 350 cavalli, ma il mercato richiede potenze sempre maggiori e rimangono alcuni intervalli da coprire, per esempio quello dei 175 cavalli. Come intendete sviluppare l’offerta?
VP - La nostra gamma è già piuttosto completa, ma sappiamo che, soprattutto per sviluppare ulteriormente il business con i cantieri, abbiamo bisogno di ampliarla. Stiamo lavorando sia a nuovi progetti sia all’evoluzione dei modelli esistenti, con particolare attenzione all’integrazione dei sistemi di governo. Il BF350 V8 e i BF200, BF225 e BF250 sono già disponibili con sistema di comando elettronico drive-by-wire, mentre uno dei progetti sui quali stiamo investendo riguarda una timoneria elettrica integrata, sviluppata interamente da Honda. Oggi per questa funzione utilizziamo soluzioni di fornitori esterni, con i quali abbiamo costruito ottime collaborazioni, ma vogliamo arrivare a un sistema ancora più completo, nel quale anche la timoneria sia parte integrante dell’offerta Honda. Parallelamente prosegue il rinnovamento della gamma, nella direzione di motori sempre più leggeri, efficienti nei consumi e affidabili.
PM - Parliamo di ambiente. Honda è stata tra i costruttori che hanno puntato per primi sui fuoribordo a quattro tempi. Quali tecnologie utilizzate oggi per ridurre consumi ed emissioni?
VP - La tutela dell’ambiente marino fa parte della storia di Honda. Già il nostro fondatore aveva espresso la volontà di realizzare motori rispettosi del mare e da questa impostazione nacque la scelta di puntare sui quattro tempi. Oggi continuiamo a lavorare sull’efficienza della combustione. Quasi tutti i nostri fuoribordo sono dotati di sonda lambda, che permette di controllare la composizione della miscela aria-carburante, contribuendo all’ottimizzazione dei consumi e delle emissioni. Un’altra tecnologia importante è ECOmo, il sistema Honda di gestione della combustione magra, presente sui motori da 40 a 350 cavalli. Guardando al futuro, stiamo sviluppando ulteriori soluzioni, attingendo anche alle competenze maturate nell’automotive.
PM - Abbiamo parlato delle alte potenze, ma i piccoli fuoribordo trasportabili hanno ancora un mercato oppure i volumi si sono ridotti considerevolmente?
VP - Il mercato italiano può essere suddiviso schematicamente in tre fasce: circa un terzo dei volumi è rappresentato dai 40 cavalli, un terzo dalle potenze superiori e il restante terzo dai motori più piccoli. Quindi una domanda per i fuoribordo di piccola potenza esiste ancora, anche se i volumi non sono più quelli di una volta. Sta cambiando soprattutto il modo di avvicinarsi alla nautica. Come nel settore automobilistico, sempre più persone preferiscono pagare per utilizzare un mezzo anziché acquistarlo. Il noleggio sta assumendo un ruolo crescente e in diversi mercati si diffondono formule come i boat club, nei quali il cliente versa una quota periodica per avere accesso a una flotta di imbarcazioni. Anche Honda ha studiato un progetto di questo tipo, che non abbiamo abbandonato, ma del quale dobbiamo ancora definire tempi e modalità. Credo che il cambiamento riguarderà soprattutto le nuove generazioni: difficilmente, nel prossimo futuro, molti giovani diventeranno proprietari di un’imbarcazione. Saranno probabilmente più interessati a pagarne l’utilizzo, almeno entro determinate dimensioni.
PM - A proposito di accessibilità alla nautica, in Italia è stata introdotta la patente D1, pensata anche per avvicinare i giovani alla navigazione. Sta funzionando?
VP - Non come avrebbe dovuto, almeno fino a questo momento. Il problema principale è stato il divario tra l’idea iniziale e la sua applicazione pratica. Per rendere operativa la nuova patente è stato necessario predisporre un sistema di controllo degli esami attraverso strumenti telematici e telecamere, con verifiche individuali. Questo ha creato difficoltà organizzative, sia per le strutture sia per il personale necessario. Alcune regioni sono partite prima, altre hanno accumulato ritardi e non abbiamo ancora ottenuto gli effetti sperati. La situazione ha inciso sulle fasce di mercato interessate dalla nuova abilitazione, in particolare sui motori fino a 115 cavalli e, indirettamente, anche sui 40 cavalli. Mi auguro che questi problemi vengano superati, perché abbiamo bisogno di strumenti che facilitino l’ingresso di nuovi utenti. Resta però il problema più generale del ricambio generazionale e del cambiamento nel rapporto con la proprietà dei mezzi destinati al tempo libero.
PM - C’è anche una questione economica. Dalla pandemia i prezzi di barche e gommoni sono aumentati notevolmente, in alcuni casi anche del 40, 50 o 60%. Questo rende sempre più difficile avvicinarsi alla nautica.
VP - È proprio per questo che abbiamo sviluppato due package di accesso, entrambi utilizzabili senza patente: la BMA 188 e l’Altamarea HA20. Parliamo di due mezzi di circa sei metri, uno con scafo rigido e l’altro pneumatico, con un prezzo al di sotto dei 30.000 euro (IVA esclusa). Vogliamo contrastare una tendenza che negli ultimi anni ha portato il prezzo d’ingresso nella nautica verso cifre dell’ordine dei 50.000 euro. Se consideriamo il livello medio dei redditi in Italia, è evidente che un investimento di questa entità rappresenta un ostacolo importante per chi vuole acquistare la prima barca. Ma il costo dell’imbarcazione è soltanto una parte del problema.
PM - L’altro grande ostacolo è rappresentato dalla portualità. In Italia gli ormeggi sono costosi e, in molte località, è difficile persino trovare un posto disponibile.
VP - È un problema enorme, che purtroppo non riusciamo a risolvere. Eppure, appena oltre i nostri confini, abbiamo esempi dai quali potremmo prendere spunto. In Francia esistono strutture di rimessaggio a secco capaci di accogliere anche 1.500-2.000 imbarcazioni, in aree dove convivono diversi porti turistici. Questo permette all’utente di scegliere tra soluzioni differenti, dal marina di fascia alta a strutture più economiche, fino al rimessaggio a secco e agli ormeggi lungo i canali. In Italia, invece, l’accesso all’acqua sta diventando sempre più complicato. Durante la pandemia la forte crescita della domanda di posti barca ha contribuito a far aumentare le tariffe dei marina, che sono rimaste elevate anche successivamente. A questo si aggiunge la difficoltà materiale di trovare un ormeggio: in molte località puoi anche essere disposto a pagare, ma semplicemente non trovi posto. Non possiamo pensare che la soluzione sia aspettare che i porti si svuotino e che le tariffe scendano per effetto di una diminuzione della domanda. Dobbiamo intervenire prima, creando condizioni che consentano a più persone di andare per mare. Altrimenti rischiamo di perdere una parte importante degli utenti della nautica.