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Regata dei Legionari, a Porto Rotondo trentatré anni di vela, amicizia e memoria. Cyrene vince l'edizione 2026

· Fonte: Press Mare

Ci sono luoghi nei quali il mare non rappresenta soltanto un elemento del paesaggio, ma diventa parte della memoria collettiva, della vita quotidiana e delle relazioni tra le persone. Porto Rotondo appartiene a questa categoria e la Regata dei Legionari, giunta alla trentatreesima edizione, racconta forse meglio di tante altre manifestazioni il legame tra il borgo gallurese, il suo porto e coloro che ne hanno accompagnato la crescita.

La manifestazione, organizzata dallo Yacht Club Porto Rotondo e conclusa domenica 25 ottobre, ha rinnovato una tradizione nata nel 1993 per ricordare Andrea Campesi, storico nostromo della Marina di Porto Rotondo. A conquistare la vittoria assoluta dell'edizione 2026 è stata “Cyrene”, protagonista di un appuntamento nel quale il risultato sportivo conserva il proprio valore, senza però prevalere sul significato umano e sulla dimensione collettiva della regata.

Per comprendere lo spirito dei Legionari bisogna tornare indietro nel tempo, quando Porto Rotondo consolidava la propria identità di borgo affacciato sul mare e il suo porto diventava un punto di incontro tra la popolazione locale, i navigatori e gli armatori provenienti da ogni parte del Mediterraneo. Un mondo nel quale le competenze marinare, il rispetto per il lavoro e le amicizie nate sulle banchine contribuivano a costruire una comunità destinata a riconoscersi negli stessi valori anche a distanza di molti anni.

Andrea Campesi apparteneva a quella generazione di uomini di mare per i quali la conoscenza della navigazione nasceva soprattutto dall'esperienza. Olbiese, aveva iniziato la propria vita professionale sulle imbarcazioni da carico, prima di affrontare una lunga stagione di navigazioni a bordo di importanti yacht a vela.

Tra questi figurava la leggendaria goletta a tre alberi "Croce del Sud", varata nel 1931, sulla quale trascorse undici anni. Successivamente navigò sullo schooner aurico "Orion", maturando esperienze lungo rotte internazionali prima di scegliere Porto Rotondo come luogo nel quale proseguire la propria attività professionale.

Per oltre vent'anni Campesi fu il nostromo della Marina, diventando un punto di riferimento per chi frequentava il porto e soprattutto per i giovani impegnati nelle operazioni di ormeggio e nell'assistenza alle imbarcazioni. Li chiamava affettuosamente "i miei legionari". Un'espressione che raccontava il rapporto costruito con quei ragazzi, ai quali insegnava il mestiere, le regole della marineria e il rispetto per il mare. Campesi amava la vela e non apprezzava l'agonismo esasperato. Preferiva una competizione nella quale il piacere di navigare e la capacità di stare insieme avessero un valore almeno pari al risultato. Proprio da questa concezione dello sport nacque lo spirito della regata organizzata in sua memoria dopo la scomparsa, avvenuta nel 1993.

Nel corso di trentatré edizioni la Regata dei Legionari ha accompagnato l'evoluzione di Porto Rotondo, conservando una caratteristica che la distingue da molte altre competizioni veliche: la capacità di riunire barche ed equipaggi profondamente diversi, senza perdere il carattere popolare delle origini.

Le cronache raccontano di edizioni particolarmente partecipate. Nel 2015 furono 75 le imbarcazioni presenti, provenienti dalla Sardegna, dalla Corsica e da diversi Paesi europei. L'anno successivo gli iscritti raggiunsero quota 90, mentre nel 2022, dopo le difficoltà legate alla pandemia, quasi 70 equipaggi tornarono a ritrovarsi a Porto Rotondo.

Numeri significativi per una manifestazione di fine ottobre, periodo nel quale la stagione turistica della Costa Smeralda ha ormai lasciato spazio a una dimensione più tranquilla del territorio.

La formula ha sempre favorito la partecipazione di imbarcazioni d'epoca, yacht classici, vele latine, barche da crociera e da regata, insieme a equipaggi composti da velisti esperti e semplici appassionati.

Non a caso, negli anni, la manifestazione si è guadagnata l'appellativo di "Barcolana sarda", soprattutto per la varietà della flotta e per la dimensione festosa che accompagna la competizione.

Anche il programma a terra ha contribuito a costruirne l'identità. Le tradizionali sfide tra equipaggi, spesso accompagnate da scommesse simboliche e gastronomiche, le cene collettive e la preparazione di piatti della cucina locale hanno trasformato la regata in un'occasione di incontro che comincia ben prima della partenza e prosegue dopo il rientro in porto.

Tra i protagonisti di questa tradizione figura Luisa, moglie di Andrea Campesi, storica madrina della manifestazione, il cui contributo testimonia quanto il ricordo del nostromo sia rimasto legato alla partecipazione delle persone e alla continuità dei rapporti umani.

L'edizione 2026, inserita nel calendario dello Yacht Club Porto Rotondo dal 23 al 25 ottobre, ha riportato la flotta nelle acque del Golfo di Cugnana, lungo uno dei tratti di costa più rappresentativi della Gallura. Il percorso tradizionale della manifestazione si sviluppa per circa dieci miglia nautiche, con partenza nelle acque antistanti Porto Rotondo e navigazione nell'area delle isole di Soffi e Mortorio, prima del rientro verso il porto.

A imporsi nella classifica assoluta è stata Cyrene, il cui nome entra così nell'albo dei protagonisti di una regata capace di conservare negli anni una propria identità sportiva e culturale.

Nel corso della giornata è stato ricordato anche Davide Manca, in un momento dedicato alla memoria e alle persone che hanno condiviso la storia della comunità portorotondina. Particolare significato ha assunto il riconoscimento attribuito a "Vento di Sardegna" di Andrea Mura per l'equipaggio più giovane, in una manifestazione che ha sempre riservato attenzione alla partecipazione delle nuove generazioni. Proprio ai giovani è dedicato il Trofeo Challenge Andrea Campesi, riconoscimento che mantiene vivo uno degli aspetti più importanti dell'eredità lasciata dal nostromo: la volontà di trasmettere ai ragazzi l'amore per la vela e i valori della marineria.

Lo Yacht Club Porto Rotondo rappresenta da decenni uno dei principali riferimenti dell'attività velica nel nord della Sardegna. Accanto alle competizioni di livello nazionale e internazionale, il sodalizio ha conservato appuntamenti profondamente legati alla storia locale, riconoscendo nello sport anche uno strumento di aggregazione e di continuità culturale.

La Regata dei Legionari occupa una posizione particolare in questo calendario. Nasce per ricordare una persona che ha contribuito a formare generazioni di uomini di mare. Anche per questo la sua storia si intreccia con quella della Marina di Porto Rotondo e di quanti hanno partecipato alla vita del porto, dalla gestione degli ormeggi all'organizzazione delle attività nautiche. Tra le figure storicamente legate alla manifestazione compare Gianbattista Borea d'Olmo, già comandante del porto all'epoca della nascita della regata e armatore di "Vistona", yacht classico che ha partecipato a numerose edizioni. La sua presenza nelle cronache degli anni precedenti testimonia il collegamento tra le origini della manifestazione e la storia della marineria locale. Anche in quest’occasione la sua presenza sulla barca comitato e poi a terra, con la condivisione dei ricordi personali legati ad Andrea Campesi, ha contribuito a evidenziare il rapporto storico tra il Borgo di Porto Rotondo e il suo mare. Un patrimonio fatto di persone, esperienze e relazioni che contribuisce a definire l'identità di Porto Rotondo oltre la notorietà internazionale della destinazione turistica. La Regata dei Legionari è anche un esempio del ruolo che gli eventi nautici possono svolgere nella valorizzazione di una località portuale. Il richiamo esercitato dalla manifestazione durante l'autunno contribuisce a mantenere vivo il rapporto tra il territorio e la comunità dei diportisti, prolungando idealmente la stagione della vela.

Il presidente dello Yacht Club Porto Rotondo, Corrado Fara, ha dichiarato: "Per noi è motivo di grande soddisfazione organizzare questo evento, i cui i valori più importanti sono l’aspetto culturale e umano. Tutti gli equipaggi sono entrati ancora una volta nello spirito giusto della manifestazione, vivendo la regata in un clima di sport e di festa. Il nostro club si è prodigato per offrire a tutti il giusto livello di sicurezza e di rispetto delle regole sportive. Non aver avuto proteste al termine della regata e aver visto tutti gli equipaggi felici di festeggiare la XXXIII edizione di questo importante evento sportivo, ha confermato la validità del format e la corretta interpretazione da parte di tutti del senso della Regata dei Legionari. Un doveroso ringraziamento va a Marina di Porto Rotondo, al Consorzio di Porto Rotondo e allo Yacht Club Cala dei Sardi, perché grazie al supporto di tutti si è riusciti a scrivere una bella pagina di sport e di amicizia, all’insegna del ricordo di chi proprio qui ha scritto pagine importanti di storia della marineria e della vela in particolare".

Porto Rotondo, con le sue piazze, le strade raccolte del borgo, le banchine e il porto turistico, conserva una storia costruita anche attraverso il lavoro di persone spesso lontane dalla notorietà riservata ai grandi armatori e ai protagonisti dello yachting internazionale. Andrea Campesi apparteneva a questo mondo. Un uomo che aveva conosciuto il mare navigando, aveva scelto di mettere la propria esperienza al servizio del porto e aveva trovato nei giovani ormeggiatori una nuova generazione alla quale affidare le conoscenze acquisite.

Le barche cambiano, gli equipaggi si rinnovano e Porto Rotondo prosegue la propria evoluzione, ma ogni autunno la Regata dei Legionari restituisce al borgo una parte della sua storia. Quella di un porto nel quale il mare ha saputo creare legami destinati a durare ben oltre la vita di chi li ha costruiti.

 

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