A pochi giorni dalla Preliminary Regatta di Napoli, in programma dal 24 al 27 settembre, l’America’s Cup si gioca anche nei tribunali. North Sails ha avviato negli Stati Uniti un’azione legale contro Team New Zealand Limited e l'ingegnere responsabile del programma vele, Stephen James Collie, sulla titolarità di un brevetto relativo alla struttura delle vele degli AC75. A questa vicenda si affianca la causa britannica tra Ineos Racing e Athena Racing sulla proprietà dell’AC75 Britannia: due procedimenti distinti, ma entrambi potenzialmente rilevanti nel percorso verso la 38ª America’s Cup.
La causa di North Sails è stata depositata il 15 settembre presso la US District Court for the Eastern District of Virginia e riguarda il brevetto statunitense US 12,110,089, “Sail structure”. Il brevetto è stato concesso nel 2024, mentre la prima domanda relativa a questa invenzione risale al dicembre 2020. North chiede, tra l’altro, che venga riconosciuto il proprio progettista Matt Savage come inventore o co-inventore della tecnologia brevettata. Al centro della controversia c’è una soluzione che riguarda il comportamento strutturale delle vele e, in particolare, la possibilità di differenziare le caratteristiche elastiche nelle diverse zone della vela. Un tema particolarmente importante sulle rande twin-skin degli AC75, dove il controllo della forma sotto carico è determinante per ottenere il profilo aerodinamico desiderato. North sostiene che alcuni dei principi poi brevettati da Team New Zealand fossero stati sviluppati in precedenza da Savage nell’ambito del proprio lavoro per il sailmaker e condivisi con il team neozelandese durante la collaborazione fra le due strutture. Team New Zealand e Collie respingono questa ricostruzione.
La controversia non nasce oggi. North aveva già contestato il brevetto negli Stati Uniti attraverso una Post-Grant Review, ma il Patent Trial and Appeal Board ha deciso il 9 gennaio 2026 di non avviare il procedimento richiesto. La nuova causa segue quindi una strada diversa: non punta soltanto a mettere in discussione la validità del brevetto, ma entra direttamente nel tema della sua paternità. La risposta di Emirates Team New Zealand è arrivata attraverso Grant Dalton.
Il CEO del Defender definisce infondate le pretese di North e sostiene che il sailmaker conoscesse il brevetto da oltre cinque anni, avesse prodotto per diverse campagne le vele di ETNZ utilizzando quella tecnologia e avesse anche riconosciuto contrattualmente la titolarità del brevetto al team neozelandese. Dalton aggiunge che Team New Zealand ha già promosso in Nuova Zelanda un arbitrato contro North per il presunto utilizzo improprio della tecnologia. Sono, naturalmente, le rispettive posizioni delle parti e sarà il procedimento legale a stabilirne la fondatezza. La vicenda assume un significato particolare in vista della prossima America’s Cup perché North Sails è controllata da Oakley Capital, che detiene anche la maggioranza di Athena Racing, la società che partecipa alla Coppa come GB1. Dalton ha esplicitamente collegato le due circostanze, ricordando che GB1 aveva cercato di ottenere attraverso una modifica del Protocollo la possibilità di utilizzare la tecnologia brevettata da ETNZ. Il giornalista Richard Gladwell ha pubblicato sul sito Sail-World, che North Sails potrebbe decidere di produrre le vele destinate ai Challenger in Sri Lanka, fuori dalle giurisdizioni nelle quali il brevetto di Team New Zealand è efficace. È un elemento che dà la misura delle possibili conseguenze pratiche della controversia: non si discute soltanto della titolarità di un’invenzione, ma di una tecnologia che impatta direttamente sul modo in cui alcuni team progettano e realizzano le vele per la Coppa di Napoli 2027.
Ineos dice no ad Ainslie
Nel frattempo si registra un nuovo passaggio anche nell’altra causa che coinvolge il Challenger britannico. Ineos Racing ha depositato la propria risposta all’ultima memoria di Athena Racing nella controversia sulla proprietà di Britannia, l’AC75 con cui il team di Ben Ainslie ha vinto la Louis Vuitton Cup nel 2024 e che GB1 sta preparando per la prossima edizione. La novità, nella sostanza, è semplice: Ineos ha detto no alla proposta con cui Ainslie aveva chiesto che Athena potesse conservare Britannia e gli altri asset necessari per disputare la 38ª America’s Cup. Il rifiuto era prevedibile, visto che la restituzione proprio di quegli asset costituisce il cuore della causa intentata dal gruppo di Sir Jim Ratcliffe. Più interessante è la motivazione con cui Ineos cerca di togliere peso alle possibili conseguenze sportive di una propria vittoria in tribunale. Il gruppo sostiene che il Protocollo non obblighi GB1 a utilizzare Britannia ma potrebbe acquisire di un altro AC75 esistente. In altre parole, Ineos respinge l’idea che ottenere la restituzione di Britannia significherebbe necessariamente impedire ad Ainslie di partecipare alla Coppa. È una lettura che sposta uno degli argomenti centrali della controversia: Athena considera Britannia essenziale per la continuità della propria campagna; Ineos sostiene invece che l’eventuale perdita dello scafo sarebbe un problema tecnico e organizzativo per GB1, ma non un ostacolo regolamentare insuperabile. Di fatto, non esistono altri scafi AC75 realmente utilizzabili e adattabili alle nuove regole, inoltre già adesso il team britannico è indietro con la preparazione rispetto a ETNZ e Luna Rossa.
La questione resta tutt’altro che teorica, Britannia è già in fase di modifica per adeguarla alla nuova configurazione degli AC75 e GB1 sta costruendo la propria base a Bagnoli. La causa davanti all’Admiralty Court potrebbe inoltre non arrivare a sentenza prima della Louis Vuitton Cup. Il Challenger of Record rischia quindi di proseguire buona parte della preparazione per Napoli mentre resta ancora aperta la questione fondamentale: chi sia realmente proprietario della barca con cui intende regatare.
Giuliano Luzzatto