Home > Editoriale > Press Mare > America's Cup, 28 giorni di stop all'AC50 per compensare Team New Zealand

America's Cup, 28 giorni di stop all'AC50 per compensare Team New Zealand

 Stampa articolo  e-mail
La barca test del Defender Oracle

Il 27 dicembre 2016 sarebbe stato il primo giorno in cui i team impegnati nella 35^ America’s Cup (si svolgerà nel 2017 alle isole Bermuda) avrebbero potuto iniziare a navigare sugli AC50, i catamarani con i quali partecipare alle fasi di qualificazione per accedere alla sfida finale con il Defender, l’America’s Cup vera e propria.

Stranamente però, nessun team ha messo in acqua la sua “arma finale”. Pretattica? Improbabili vacanze di Natale? Altrettanto improbabili ritardi (almeno per il Defender) nella costruzione e assemblaggio? Su tutto regna un silenzio assordante, nessun team comunica alcunché mentre il direttore della comunicazione dell’America’s Cup posta sul suo profilo Facebook quadretti famigliari e bei tramonti bermudiani. Nemmeno da prendere in considerazione le news e i comunicati ufficiali dell’America’s Cup, dal sapore di propaganda da MinCulPop dell’Italia fascista.

Il silenzio è stato rotto dal sempre perfettamente informato Richard Gladwell del sito Sail-World con l’articolo visibile al seguente link:
http://www.sail-world.com/Australia/Americas-Cup---Emirates-Team-NZ-win-28-day-sailing-blackout/150867

Riassumendo, ogni team dovrà rispettare un periodo di fermo di 28 giorni consecutivi con date liberamente scelte da ciascuno a partire dal 9 gennaio. Questo per compensare, almeno parzialmente, Emirates Team New Zealand del danno in termini di tempo subito a seguito dell’annullamento delle fasi di qualificazione ad Auckland, da parte del General Commissioner dell’America’s Cup Harvey Schiller (poi dimessosi nel luglio 2016). I dettagli della vicenda sono ripercorsi nell’articolo di Gladwell, che nota come nulla si sappia circa eventuali ristorni economici a favore dei Kiwi per i danni materiali, avendo essi perso la sponsorizzazione governativa a seguito dell’annullamento, con conseguenti ritardi nella costruzione del loro AC50.

Resta il fatto che a seguito di quel cambiamento tutti i team si sono trasferiti alle Bermuda, mentre i Kiwi sono rimasti in Nuova Zelanda e dovranno inviare nell’arcipelago il loro AC50, riassemblarlo, eccetera, con una grave perdita di tempo. Questa decisione apparentemente collettiva è probabilmente figlia dell’orientamento dell’Arbitration Panel (di cui nulla si sa, in puro stile dittatoriale) per evitare l’imposizione di decisioni più penalizzanti.

E’ dunque probabile che i team utilizzeranno subito i 28 giorni come ulteriore tempo per lavorare a terra sui dettagli dell’AC50, poiché una volta messo in acqua le limitazioni imposte nel periodo di fermo sono maggiori.

Comunque la si voglia girare, il livello di credibilità sportiva dell’evento continua a scendere. Ma è chiaro a tutti che lo sport a Russell Coutts non interessa affatto, già da un bel po’ di tempo. Peccato, è stato un grande campione.

Giuliano Luzzatto
@gluzzatto